Lavoro. Sogno o realtà?
"L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro"... Vi viene in mente niente? Sembra strano da dire in questo momento, ma il primo articolo della nostra Costituzione recita queste parole. Non so se ve ne state rendendo conto, ma democrazia è una parola che i nostri politici usano principalmente per dirci: "Guardate che ci dovete andare a votare, destra, sinistra o centro è uguale, tanto vi abbiamo già fregati e neanche ve ne siete accorti"; per quanto riguarda i posti di lavoro, ci sono, tutti precari, ma ci sono... Se oggi potremmo riscrivere l'articolo I della Costituzione, dovrebbe recitare così:"L'Italia è una (finta) Repubblica democratica, fondata sul PRECARIATO"... lasciamo stare la democrazia e tutto il discorso che ne viene e cerchiamo di concentrarci sul vero problema, il precariato. Sapete che cos'è? Wikipedia lo descrive così:
"Con il termine precariato si intende, generalmente, la condizione di quelle persone che vivono, involontariamente, in una situazione lavorativa che rileva, contemporaneamente, due fattori di insicurezza:
- mancanza di continuità del rapporto di lavoro e certezza sul futuro;
- mancanza di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita presente e futura.
Con questo termine si intende fare altresì riferimento al cosiddetto lavoro nero e al fenomeno degenerativo dei contratti cosiddetti flessibili (part-time, contratti a termine, lavoro interinale, lavoro parasubordinato)".
Considerando che il 90% dei posti di lavoro disponibili è a tempo determinato, e per il restante 10% è NECESSARIA una raccomandazione importante, mi chiedo come possiamo noi giovani guardare al futuro se l'unica opportunità che abbiamo è firmare un contratto a tempo determinato, passando per le mani di un'agenzia e con la consapevolezza che sul nostro lavoro non saranno neanche versati i contributi?
Molti miei amici, quelche tempo fa, hanno deciso di lasciare gli studi per cominciare a lavorare, qualcuno alla SATA, qualche altro nell'indotto FIAT... Tutti hanno lavorato un paio d'anni senza problemi, ma oggi la maggior parte di loro è stata scaricata a causa della "crisi", il contratto è scaduto e non è stato rinnovato, trattati come oggetti, buttati nella spazzatura quando non servono più... Può anche andare bene, a 26 come a 30 anni non è difficile trovare un altro lavoro, ma quando a essere scaricato è un padre di famiglia di 45 anni, e ce ne sono tanti in questa situazione, dove lo trova un altro lavoro? e soprattutto come fa mangiare i suoi figli?
Tutti licenziati perchè c'è la crisi, poi si sente che la FIAT diventa azionista di maggioranza della General Motors, ma se è vero che c'è la crisi, tutti questi soldi dove li hanno trovati?
Il costo del lavoro in Italia è troppo alto, quindi si decentra la produzione e tutte le fabbriche cercano di chiudere in Italia e tresferirsi nell'est Europa o in Cina a produrre per il mercato italiano, ma se tutti vanno a produrre all'estero togliendo posti di lavoro in Italia, gli operai che restano disoccupati dove li vanno a prendere i soldi per vivere?
Io non riesco a capire perchè la politica del nostro Paese permetta una cosa del genere, perchè si dà tanta libertà al capitalismo, eppure se abbiamo imparato qualcosa dalla crisi del '29 è proprio che il mercato lasciato libero si autodistrugge.
Sbagliare è umano, perseverare è diabolico... ma viviamo sulla terra o siamo già tutti all'inferno?
- blog di silvia paladino
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